Chi mi conosce sa che non credo nei “guru” e in chi pretende di conoscere il futuro, pertanto non si stupirà che eviterò di aggiungermi alla schiera di chi coglie l’inizio dell’anno per condividere della previsioni sul 2024. Preferisco un altro approccio: parlare di noi.
Viviamo in una società- meglio, siamo una società- scientemente o incoscientemente concentrata sulla narrazione dell’oggi, non si sa se per il timore del domani o l’incapacità di pensarlo.
Allo stesso modo sembra difficile vedere oltre l’”io” (inteso come interesse personale) arrivando raramente al “noi” (spesso scivoloso concetto identitario con radici in post-it surrettiziamente etici piuttosto che su reali valori).
Eppure la recente crisi del Covid- forse troppo velocemente archiviata in oscuri cassetti della memoria- e le recenti guerre in Ucraina e in MedioOriente (che si uniscono a conflitti o aree di attrito che difficilmente assurgono agli onori della cronaca, per essere sinceri) avrebbero dovuto farci capire come nessuno di noi- uomini e donne, Stati e Istituzioni ecc.- può viversi come una monade.
Abbiamo, infatti, costruito un mondo iper-connesso dove un network di fili più o meno invisibili connette tutto e tutti; questo network può essere una ragnatela che imprigiona o uno spazio da vivere e conquistare. Sta a noi fare questa scelta, sia in relazione alle grandi sfide- cambiamento climatico, lotta alle ingiustizie e alla disuguaglianze, alle disparità di genere ecc.- che a quelle più tattiche e di breve respiro, come la lotta all’inflazione.
Mi concentro su quest’ultima visto che gli altri temi sono troppo grandi per questo spazio e per le mie competenze.
Non c’è dubbio che l’ultima parte del 2023 abbia visto emergere il tema della lotta all’inflazione e della tutela del potere d’acquisto.
Per ricollegarmi a quanto dicevo prima però devo registrare come di fronte a un “nemico comune” non si sia registrato un comune sentire e sia stato difficile- direi, anzi, infruttuoso- provare a mettere attorno allo stesso tavolo tutti gli attori.
Non sta a me segnare su una lavagna i buoni e i cattivi ma ritengo sia stata una grande sconfitta per il Paese non avere trovato un punto d’incontro.
Ogni parte può addurre motivi più o meno validi per giustificare quanto successo ma ritengo che gli egoismi non siano mai una dimostrazione di forza ma di debolezza.
Ancora una volta, e torno così a quanto scrivevo all’inizio- si è guardato all’oggi e al proprio interesse piuttosto che sfruttare questo momento per fare un passo in direzione del futuro.
Ovvero, solo per fare due esempi, per ripensare le relazioni tra Distribuzione e Industria (ferme agli anni ’80) e smettere di pensare alle filiere come qualcosa di “piccolo e carino” e trasformarle invece in potenti creatrici di valore aggiunto.
Tutto questo, poi, guardando, insieme, ai clienti (o consumatori, per chi preferisce): ovvero i più importanti stakeholders che non hanno potuto sedersi ai tavoli in cui si parlava del loro oggi e del loro domani.
Non posso essere annoverato tra coloro i quali hanno salutato il trimestre anti-inflazione come la panacea dei mali (come qualcuno pure ha provato a fare…) semplicemente perché ho ritenuto che una simpatica iconcina tricolore non potesse da sola battere l’inflazione.
Nel momento in cui scrivo non vi è ancora evidenza dei risultati dell’iniziativa ma non dubito che vi sarà chi griderà al successo e chi all’insuccesso; personalmente credo sia facile prevedere che la quota delle MDD crescerà; so what? direbbero gli anglosassoni (che sono certo più pragmatici di noi).
Ancora una volta guarderemo all’oggi e ai suoi piccoli risultati, dividendoci in fazioni. Poi, con maggiore o minore apprensione e sperando che non vi siano nuovi focolai nel mondo ad attizzarla, attenderemo che l’inflazione si sgonfi (temo rimarrà deluso chi spera possa tornare velocemente ai livelli di un paio di anni fa) per tornare a comportarci come abbiamo sempre fatto. Sarebbe un grave errore perché Il fatalismo non è una bussola ma una tragica benda per un manager.
Per questo confido che il 2024 possa essere l’anno del “Noi” e del domani ovvero di una visione comune del futuro del Paese, delle sue sfide, delle sue debolezze ma anche delle sue incredibili risorse.
@danielecazzani
