Seminari, convegni, workshop, libri, corsi, statistiche, perfino raffinati spot tv: il fatto che le donne nel Retail (ma non solo) siano sotto-rappresentate, sotto-retribuite e sotto-valorizzate credo sia un dato di fatto di cui nessuno possa più dubitare.
Anche la recende ricorrenza dell’8 marzo si sarà prestata per ribadire numeri e stato dell’arte.
Mi chiedo però, a valle di questa consapevolezza (finally!?), cosa si possa fare o meglio cosa si debba fare.
Personalmente alcuni mesi fa ho aderito all’associazione “Donne del Retail per contribuire nel mio piccolo a questa sfida.
Un ex collega mi ha detto che la mia scelta sembra quella di un tacchino che vuole accelerare l’arrivo del giorno del Ringraziamento.
Espressione curiosa ed efficace che racconta della paura dell’altra parte- cioè degli uomini- che teme di cedere spazio alle donne e perdere così “potere”.
Il punto non è affatto questo: non si tratta di cedere spazio ma… condividere lo spazio e fare sì che senza pregiudizi o impedimenti anche le donne possano fare carriera, crescere nelle organizzazioni e assumere ruoli di responsabilità senza, nel fare questo, doversi adattare agli stereotipi maschili della leadership: il Retail ha bisogno di novità anche in questo.
Una battaglia difficile perché bisogna intervenire su tantissimi aspetti della società come la conosciamo oggi.
Sembra impossibile, vero?
Invito gli uomini a ispirarsi al coraggio di tante donne che nel mondo si battono per i diritti di tutti, e unirsi a noi iniziando a lavorare all’interno delle proprie organizzazioni (che non potranno che beneficiarne, credetemi).
Facciamo, tutti insieme tabula… rosa di bias, barriere e vecchi stili di leadership.
