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RETAIL & STORIES POWERED BY DANIELE CAZZANI

LA VOLPE, L’UVA E… GODOT

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Articolo pubblicato sul n.351 di MarkUp

Nel retail si parla molto di innovazione. Forse troppo (provate a contare i post pubblicati su LinkedIn in una sola giornata). E quando se ne parla tanto, il rischio è che diventi un oggetto quasi contemplativo: si osserva, si commenta, si rimanda…

In questo contesto, c’è un’altra dinamica sottile ma pericolosa che si sta consolidando nelle organizzazioni: l’eccesso di opzioni produce immobilismo. Non per mancanza di visione- spesso i leader sanno benissimo dove vogliono andare- ma perché la velocità del cambiamento supera la capacità decisionale delle strutture, e talvolta la velocità di evoluzione delle competenze interne. E così si aspetta. Si aspetta che la tecnologia sia più matura, che il mercato dia segnali più chiari, che qualcuno faccia la prima mossa.

È la versione manageriale di una vecchia favola di Esopo: l’uva è acerba. Meglio non coglierla.

Ma c’è un equivoco di fondo che vale la pena nominare con chiarezza: l’innovazione non matura fuori dalle organizzazioni. Matura dentro. È il contatto con i processi reali, con le organizzazioni, con i clienti veri (interni ed esterni), con le contraddizioni di un modello di business in tensione che trasforma una promessa tecnologica in vantaggio competitivo. Chi aspetta che sia “pronta” prima di adottarla, aspetta qualcosa che non arriverà mai, almeno non nella forma attesa. Proprio come Vladimiro ed Estragone nella nota opera teatrale di Beckett…

Questo implica accettare una scomodità strutturale: portare l’innovazione dentro significa cambiare processi, competenze, a volte le persone. Non si tratta di aggiungere uno strumento al catalogo esistente. Si tratta di evolvere il modello. Ed è questa la vera sfida per chi guida un’organizzazione retail oggi, non tanto l’innovazione in sé.

Daniele Cazzani – Strategy Partner Kiki Lab (Promotica Group) http://www.kikilab.it